Vai ai contenuti
Storia
La Germania attacca a ovest
Italian version   -   12.02.2022
Bookmark and Share
La Germania
attacca a ovest
 
Soldati belgi marciano contro l'invasore tedesco nel 1914. Il destino del Belgio era solo strumentale nel quadro del piano di battaglia tedesco, il cosiddetto Piano Schlieffen, che mirava a sconfiggere la Francia in sole sei settimane. Quando venne messo in atto originò una serie di battaglie che avrebbero deciso il destino del Fronte occidentale.



I PIANI CONTRAPPOSTI
Nella speranza di sconfiggerla in meno di sei settimane, i tedeschi avevano invaso la Francia, rischiando la collera britannica a causa dell'invasione del neutrale Belgio. Sembra che il kaiser avesse buoni motivi sperare in una rapida vittoria: dopotutto, nel 1870, la Germania aveva sconfitto la Francia più o meno nello stesso tempo. Nel mondo la maggior parte degli esperti militari si attendeva un conflitto breve e decisivo. La rivoluzione industriale aveva fornito agli eserciti un nuovo arsenale che doveva determinare quel risultato. Un vero e proprio "culto dell'offensiva" aveva pervaso tutte le macchine belliche europee. In realtà le nuove armi e la grande potenza industriale delle nazioni belligeranti avrebbero reso costose e scarsamente efficaci le operazioni offensive, ma gli strateghi militari sarebbero rimasti attaccati con le unghie e con i denti al loro credo.
L'esercito francese contava circa due milioni di effettivi agli ordini del generale Joseph Joffre ed era tenacemente fedele all'idea di un audace attacco volto a conseguire una vittoria decisiva nel miglior stile napoleonico.
Lo schema offensivo, noto come Piano 17, prevedeva un attacco in massa dei territori dell'Alsazia-Lorena occupati dalla Germania. Joffre e i suoi generali erano convinti del fatto che la combattività francese e lo slancio dei soldati, avrebbero potuto ben compensare la scarsa complessità del Piano 17; i loro progetti avevano peraltro alcuni punti deboli oggettivi, tra cui il fatto di lasciare quasi scoperta buona parte del settore settentrionale del Fronte. Questi "dettagli" importavano poco ai francesi che contavano di avanzare tanto velocemente da far sì che qualsiasi contromossa dei tedeschi giungesse troppo tardi per impedirne l'inevitabile sconfitta.

La British Expeditionary Force contava poco più di centomila uomini agli ordini di sir John French e il suo ruolo nell'ambito del piano francese era poco più che formale. I francesi confidavano infatti di vincere cosi rapidamente che il corpo britannico non avrebbe avuto il tempo di arrivare nella zona delle operazioni prima che tutto fosse già finito. Di conseguenza Joffre lo relegò nel settore più settentrionale del Fronte, ben distante dall'Alsazia-Lorena e apparentemente al sicuro da qualsiasi guaio. Da parte loro anche i piani tedeschi prestarono scarsa attenzione alle forze inglesi del BEF; il kaiser arrivò a definirle uno spregevole esercitucolo" che avrebbe avuto scarsa influenza sulle sorti del conflitto. Con l'abituale senso d'ironia, gli uomini del corpo di spedizione britannico si appropriarono del termine dispregiativo dispensato loro dal kaiser trasformandolo in un complimento e da quel momento in poi si chiamarono "Gli Spregevoli". Il piano operativo tedesco venne stilato da Alfred von Schlieffen. Immaginando che i francesi avrebbero tentato di reimpossessarsi dell'Alsazia-Lorena, si propose di volgere a proprio vantaggio tale prevedibile linea di condotta. Il Piano Schlieffen assegnava a presidio dell'Alsazia-Lorena forze piuttosto ridotte. La debolezza delle difese era in realtà un'esca per attirare gli avversari francesi in una trappola.

Un vero e proprio "culto dell'offensiva" aveva pervaso tutte le macchine belliche europee. In realtà le nuove armi e la potenza industriale dei belligeranti avrebbero reso costose e scarsamente efficaci le operazioni offensive, ma gli strateghi militari sarebbero rimasti "attaccati con le unghie e con i denti" al loro credo.
MOLTKE
Nel 1906 il generale Helmut von Moltke, nipote del feldmaresciallo che aveva sconfitto la Francia nella Guerra franco-prussiana, successe a Schlieffen nella carica di capo di stato maggiore tedesco. Più giovane del suo predecessore, Moltke ritenne opportuno apportare diverse modifiche al Piano Schlieffen. Preoccupato dall'ipotesi di dover cedere troppo terreno all'avversario, decise di indebolire l'ala destra dell'avanzata tedesca, critica per la buona riuscita delle operazioni, a vantaggio di un rinforzo dei reparti posti a difesa dell'Alsazia-Lorena. Allo scoppio delle ostilità, il nervoso e piuttosto timoroso Moltke rimase ben lontano dalla prima linea e presto perse i contatti con le sue forze in avanzata. Cosi sopravaluto i successi dell'offensiva. Le sue difficoltà vennero poi accresciute da una vasta penetrazione russa sul Fronte orientale e da uno sbarco effettuato dagli inglesi ad Anversa. Il Piano Schlieffen ammoniva il comando tedesco a ignorare ogni distrazione e a concentrarsi sulla sconfitta francese che doveva essere ottenuta in modo quanto più possibile rapido, ma la sicurezza di Moltke vacillo. Spaventato dalle conseguenze di quelle che percepiva come gravi minacce, decise di affrontarle prelevando truppe dall'ala destra dell'offensiva tedesca. I delicati equilibri del Piano Schlieffen ne uscirono irrimediabilmente alterati. Inoltre, gli errori di Moltke contribuirono al verificarsi della cruciale Battaglia della Marna. In quel momento Moltke perse nuovamente i contatti con le sue unità in avanzata e inviò al Fronte Richard Hentsch, un semplice colonnello, perché riprendesse le redini della situazione strategica. Perso il controllo della situazione, e con i nervi a pezzi, Moltke interruppe l'offensiva. Le continue variazioni apportate al piano di guerra e un eccessivo timore portarono le forze tedesche a un rovescio strategico. Tutto ciò avrebbe contribuito a trasformare la Prima Guerra Mondiale in un gigantesco stallo. Il 14 settembre 1914 il kaiser sollevò Moltke dal comando.
La germania attacca a ovest
LA GRANDE GUERRA INIZIÒ PROPRIO NEL MODO CHE MOLTI ESPERTI MILITARI SI ASPETTAVANO: UNA RAPIDA GUERRA DI MOVIMENTO; NE È BUON ESEMPIO QUESTA IMMAGINE DEI PRIMI GIORNI DEL CONFLITTO IN CUI UN REPARTO TEDESCO GUADA RAPIDAMENTE UN FIUME CON UN PEZZO D'ARTIGLIERIA CAMPALE.
Quando questi ultimi fossero penetrati in Alsazia-Lorena, cinque armate tedesche avrebbero avanzato attraverso il Belgio per investire le fragili difese della Francia settentrionale. Poi avrebbero fatto perno attorno all'Alsazia-Lorena, più o meno come una gigantesca porta girevole. L'offensiva tedesca avrebbe così occupato Parigi per poi attaccare da dietro le forze francesi impegnate nella loro avanzata. Insomma i francesi avrebbero spinto il battente Alsazia-Lorena della grande porta girevole, ma quello opposto li avrebbe colpiti alla schiena. Era un classico esempio di manovra avvolgente, analoga a quella già messa in atto da Annibale a Canne, che doveva sfociare nella totale distruzione delle armate francesi, in quella che i tedeschi chiamavano Kesselschlacht (Battaglia nel Calderone). Schlieffen sapeva che il suo piano presentava dei punti deboli.

Per riuscire a prendere Parigi e poi aggirare le armate francesi a sud, le armate schierate sul fianco destro tedesco sarebbero state costrette a coprire rapidamente un'enorme distanza. Il successo del piano era così importante per Schlieffen che le ultime parole che egli pronunciò sul suo letto di morte furono: «Non indebolite il fianco destro». Schlieffen si era anche reso conto del fatto che, per rendere possibile un'operazione militare di tale vastità, sarebbero stati necessari veri e propri miracoli logistici. Di conseguenza mise meticolosamente a punto il piano dei rifornimenti alle armate destinate all'offensiva ma, anche dopo tutti questi sforzi, il suo piano si rivelò talmente delicato che una qualsiasi modifica nella dislocazione di uomini e materiali avrebbe potuto far fallire l'intero schema. Il compito di mettere in atto il Piano Schlieffen spettò, nel 1914, al generale Helmut von Moltke, all'epoca al comando degli oltre tre milioni di uomini che costituivano le forze armate tedesche. Ancor prima dello scoppio della Guerra, però, Moltke aveva alterato la natura del Piano Schlieffen. La sua versione rivista e corretta era più attenta alla difesa dell'Alsazia-Lorena e questo, di conseguenza, lo aveva costretto a indebolire il critico fianco destro. Una volta scatenata la battaglia divenne chiaro che Moltke era stato troppo timoroso e che aveva commesso dei disastrosi errori di valutazione che avrebbero condannato al fallimento il piano tedesco.

L’ATTACCO TEDESCO ALLA FRANCIA
Nel 1914 la Germania attacco la Francia secondo gli schemi previsti dal Piano Schlieffen, nella speranza di riuscire a conquistare una vittoria a ovest nel breve volgere di sei settimane. Le forze tedesche spazzarono via il neutrale Belgio compiendo una gigantesca manovra avvolgente concepita per spezzare la resistenza francese. Sulle prime i francesi si comportarono esattamente come volevano i tedeschi, attaccando in Alsazia-Lorena. Questo consentì ai tedeschi di avanzare, praticamente senza trovare resistenza, nel settore nord del Fronte. In quel frattempo il corpo di spedizione britannico (British Expeditionary Force - BEF) sbarco in Francia e mosse verso Mons nella certezza di andare a presidiare un settore tranquillo. Invece, andò a piazzarsi proprio sulla principale direttrice dell'offensiva tedesca. Dopo aver resistito con coraggio, il corpo di spedizione inglese ripiegò verso Parigi. La situazione sembrava irrimediabilmente compromessa, ma i francesi riuscirono a reagire rapidamente concentrando le loro truppe alle porte della capitale e riuscendo ad avere la meglio nella Battaglia della Marna. I tedeschi vennero ricacciati indietro vedendo svanire il loro sogno di vincere la guerra in sei settimane. Lentamente, la Prima Guerra Mondiale avrebbe coinvolto tutta la Francia, da nord a sud, evolvendosi in una tragica guerra di trincea.
Applicare correttamente il suo Piano era, per Schlieffen, tanto importante che le sue ultime parole furono: «Non indebolite il fianco destro». Lo schema aveva, infatti, un equilibrio talmente delicato che qualsiasi modifica nella dislocazione di uomini e materiali avrebbe potuto far fallire l'intero Piano, come infatti avvenne.
L'AVANZATA TEDESCA
Tel 1914 la Prima Armata tedesca del generale von Kluck si dispose sul fianco destro del Fronte, quello che era tanto caro a Schlieffen. Subito a sud von Bülow, formalmente superiore in grado di von Kluck, schierò la sua Seconda Armata, Per portare a una felice conclusione il piano di von Schlieffen le due grandi unità, pur operando disgiunte, avrebbero dovuto attaccare e avanzare in modo strettamente coordinato. La decisione di combattere presa dal Belgio sorprese poco i tedeschi, la cui avanzata in territorio belga avrebbe dovuto superare un primo ostacolo costituito dalla città fortificata di Liegi. Gli strateghi francesi e belgi consideravano Liegi e le altre analoghe città belghe fortificate come un "asso nella manica". Liegi era ritenuta uno dei complessi di fortificazioni più saldi del mondo e si pensava che sarebbe stata in grado di bloccare a lungo qualsiasi offensiva nemica. Tuttavia, i tedeschi erano ben preparati e, per sopraffare la fortezza, fecero largo uso di mostruosi cannoni d'assedio da 420 mm, capaci di sparare enormi proiettili da 810 kg che seminarono la devastazione tra le opere difensive belghe e spezzarono il morale delle forze che le presidiavano. La possente fortezza di Liegi resistette appena un giorno. Il 13 agosto le forze tedesche avevano già sfondato le difese belghe. Malgrado avessero combattuto coraggiosamente contro le avverse circostanze, le forze belghe furono costrette a ritirarsi verso nord, in direzione di Anversa.
La Germania attacca a ovest
L'ESTERNO DEL QUARTIER GENERALE TEDESCOA BRUXELLES, NEL 1914. L'ATTACCO TEDESCO AL TERRITORIO NEUTRALE DEL BELGIO CONTRIBUI AD ALIENARE ALLA GERMANIA LE SIMPATIE DELLE NAZIONI NEUTRALI, ITALIA E STATI UNITI COMPRESI.
RE ALBERTO
Quando la Germania invase il piccolo stato belga, re Alberto assunse il comando delle scarse ma motivate forze armate nazionali. Con il suo stato maggiore, sperava di riuscire a opporre una buona resistenza nella città-fortezza di Liegi, ma in pochi giorni la rapidità dell'avanzata e la potenza di fuoco tedesche costrinsero i belgi a ripiegare e trovare rifugio nell'area fortificata attorno al porto di Anversa. Durante la "corsa al mare" le forze tedesche si rivolsero nuovamente contro i belgi, costringendoli a evacuare Anversa e a ripiegare ulteriormente verso la costa. Finalmente, nel tardo ottobre 1914, quando ormai praticamente tutto il Belgio era caduto in mano tedesca, durante la Battaglia dello Yser, le forze di re Alberto riuscirono a opporre una tenace resistenza e contennero l'avanzata tedesca anche ricorrendo all'allagamento della pianura, rendendola cosi insuperabile ai mezzi tedeschi. Guidate dal loro re e costrette in un ristretto angolo del loro territorio, le forze belghe resistettero caparbiamente agli invasori per tutto il resto della guerra. Malgrado Alberto fosse costantemente in contatto con inglesi e francesi, le relazioni con gli alleati furono spesso tese. Mantenne infatti le distanze dalla maggior parte degli obbiettivi bellici degli alleati, continuando ad affermare che lui ei suoi soldati combattevano esclusivamente per la libertà e l'indipendenza del Belgio. In effetti re Alberto si dimostrò spesso piuttosto propenso ad accettare una pace di compro messo con i tedeschi e le sue forze non parteciparono alle grandi operazioni alleate sul Fronte occidentale. Nel 1918, tuttavia, la sua posizione cambio e lo stesso Alberto guido personalmente i suoi soldati nelle ultime grandi offensive che misero termine al conflitto.
L'OFFENSIVA TEDESCA DELL'AGOSTO 1914
L'OFFENSIVA TEDESCA DELL'AGOSTO 1914
Le truppe tedesche penetrarono cosi in Francia. I francesi avevano previsto la possibilità di un attacco nemico sul fianco settentrionale e per contrastare tale eventualità avevano dislocato un forte complesso di forze difensive nei dintorni di Metz, ma le direttrici dell'offensiva tedesca si svilupparono, invece, molto più a nord, mettendo subito in difficoltà lo schema difensivo francese. A sbarrare strada della principale punta dell'avanzata tedesca restava la sola Quinta Armata del generale August Lanrezac. Già il 14 agosto Lanrezac comunicò a Joffre di ritenere che il principale sforzo offensivo tedesco fosse rivolto contro il suo settore. Joffre, però, restò concentrato sull'offensiva francese contemplata dal Piano 17. Mentre i tedeschi avanzavano attraverso il Belgio, sbarcava in Francia il Corpo di spedizione britannico agli ordini del generale John French. Gli alleati avevano valutato molte possibili opzioni d'impiego per la BEF; alla fine si era deciso di destinarla all'estremità più settentrionale del Fronte francese, nella zona della città belga di Mons.
LA GRANDE BERTA
LA GERMANIA ATTACCA A OVEST
GLI USSARI DEL NORTHUMBERLAND PARTONO DA NEWCASTLE, IN SETTEMBRE.
Si pensava che gli inglesi avrebbero potuto starsene in tutta tranquillità in quest'area, che si prevedeva lontana dal fulcro della battaglia, invece, più a sud, le armate francesi avrebbero potuto conquistarsi la vittoria. Mentre il corpo di spedizione inglese iniziava a raggiungere le posizioni assegnategli, convinto di andare a presidiare un settore del tutto tranquillo, von Klucke von Bülow presero una decisione fatale. Allo scopo di chiudere un varco creatosi tra le due armate tedesche, von Bülow comunicò a von Kluck di serrare a sud. Ciò significava che la Prima Armata, con tutta la sua potenza, avrebbe dovuto passare per Monse quindi si sarebbe diretta proprio sulle posizioni della BEF A peggiorare la situazione inglese intervenne la ritirata delle forze francesi al comando di Lanrezac che, schierate sul loro fianco meridionale, erano arretrate di fronte all'assalto tedesco.
Il Corpo di spedizione britannico era rimasto isolato e rischiava l'accerchiamento e quindi la distruzione. Il 23 agosto i 170 mila uomini della Prima Armata tedesca andarono a cozzare frontalmente contro i 70 mila del corpo di spedizione britannico. In un'epica battaglia i reparti inglesi respinsero un assalto dopo l'altro, tenendo a bada le soverchianti forze tedesche. Parecchi soldati inglesi avrebbero poi sostenuto che solo l'intervento divino, simboleggiato dai benevoli "Angeli di Mons", evitò il loro completo annientamento. In realtà protagonisti della giornata furono la disciplina e la precisione del fuoco del singolo soldato britannico. È vero che la BEF era una forza tutto sommato modesta ma in fatto di addestramento rivaleggiava con le migliori unità d'élite mondiali. I tedeschi, d'altra parte, non si aspettavano di incontrare a Mons una simile resistenza, pertanto gli attacchi del 23 agosto furono scarsamente coordinati. Tuttavia, gli inglesi corsero un pericolo gravissimo, Un soldato britannico ricorda così la sua prima terribile esperienza di combattimento:

«Aguzzai lo sguardo, per un moneto non potei credere ai miei occhi. Una gran massa di figure umane grigie stava caricando di gran carriera, correvamo dritti su di noi finché Dio li fermo a meno di cinquanta metri di distanza dalle nostre posizioni... Quando sparai gli altri vennero fuori come un sol uomo. Ci sembrò di veder vacillare la gran massa dei tedeschi. Qualcuno di loro cader, altri cadevano sui primi e altri ancora continuavano a venire avanti... Poi, tutti insieme, ripresero a venire avanti e quello fu il momento più brutto della mia vita. Ancora venti metri e ci avrebbero sommersi a migliaia ma il nostro fuoco di fucileria doveva essere terrificante... A quella distanza non penso si potesse sbagliare mira e in uno o due minuti appena gli sparammo intere casse di munizioni. Alla fine le mie armi erano roventi».

Il Corpo di spedizione inglese aveva combattuto con coraggio ma il generale French si rendeva conto di non poter continuare a resistere per molto in quelle condizioni e per di più con entrambi i fianchi scoperti: persistere avrebbe condannato l'intero contingente. Di conseguenza, il 24 agosto, proprio mentre von Kluck cominciava ad aggirare Mons, la BEF iniziò a ripiegare. Fu così che a nord la "battaglia delle frontiere" terminò con una netta vittoria tedesca. In tutto il settore le forze inglesi e francesi erano in piena ritirata e il Piano Schlieffen andava implacabilmente avanti in anticipo sui tempi previsti.
LA GERMANIA ATTACCA A OVEST
I SOLDATI TEDESCHI MARCIANO NEI CAMPI ALLA VOLTA DI MONS E DELLA BATTAGLIA CONTRO LA BEF.
La Prima Armata tedesca, con tutta la sua potenza, puntava sulla BEF. A peggiorare la situazione degli inglesi, le forze francesi schierate sul fianco meridionale avevano ripiegato; il corpo di spedizione britannico era rimasto isolato e rischiava l'accerchiamento e la distruzione.
La Germania attacca a ovest
TRUPPE TEDESCHE POSANO PER QUESTA IMMAGINE CHE LI RITRAE ALL'ATTACCO DURANTE L'OFFENSIVA IN BELGIO DEL 1914.
La Germania attacca a ovest
UOMINI DELLA BEF IMPEGNATI A RIPARARE LE LORO BICICLETTE SOTTO UN BOMBARDAMENTO
D'ARTIGLIERIA. È IL 1914, NEL SETTORE DELL'AISNE.
IL PIANO 17 E L'ATTACCO FRANCESE
Nel settore meridionale del Fronte il generale Joseph Joffre mise in atto la tanto Lorena. Il 14 agosto, proprio mentre a nord i tedeschi entravano in contatto con Lanrezac, la Prima e la Seconda Armata francesi lanciarono la grande operazione contemplata dal Piano 17. I francesi si trovarono subito in difficoltà, in parte perché il prudente Moltke aveva rafforzato lo schieramento tedesco nel settore, ma anche perché l'artiglieria pesante tedesca surclassava in gittata i pezzi da 75 mm standard dell'esercito francese e faceva quindi piovere morte e distruzione sui reparti francesi con relativa impunità.
Ad aggravare ulteriormente la situazione giunsero i comandanti sul campo tedeschi, in particolare il principe Rupprecht della Sesta Armata, che fecero pressioni su Moltke perché questi, invece di costringerli sulla difensiva, li autorizzasse ad attaccare.
Di fronte a una simile richiesta, per di più proveniente da un personaggio tanto altolocato, i propositi di Moltke crollarono ed egli si risolse a dare il suo benestare a un attacco tedesco in Alsazia Lorena.

Questo però andava a snaturare completamente il Piano Schlieffen: le forze francesi non avrebbero più potuto essere attirate in avanti nella trappola preparata per la loro distruzione. Il 20 agosto le forze tedesche del settore sferrarono un contrattacco e il 22 agosto i francesi erano stati costretti a cedere tutto il terreno che avevano conquistato seguendo il loro Piano 17. Il risultato dell'attacco di Rupprecht non fu quindi una vittoria tattica, ma una sconfitta strategica. I francesi erano stati ricacciati sulle posizioni di partenza e, di conseguenza, quando la natura degli eventi che si stavano verificando a nord si fece chiara, furono in condizioni di reagire con sufficiente speditezza. Se invece consistenti contingenti di truppe francesi fossero stati ingaggiati in combattimento ben dentro il territorio di Alsazia-Lorena, lontani dalle necessarie infrastrutture logistiche e di trasporto, i risultati del Piano Schlieffen avrebbero potuto essere molto diversi. Il 23 agosto Joffre giunse finalmente a rendersi conto del fatto che il suo Piano 17 era naufragato nella confusione più totale e che l'avanzata tedesca a nord metteva a rischio la sopravvivenza della Francia.

A questo punto, anche se evidentemente colpevole di aver ignorato tutti i sintomi del pericolo che si stava avvicinando e di aver continuato ad attaccare anche quando ogni speranza di vittoria si era ormai spenta, Joffre si erse a salvatore della Francia. I suoi gencrali disperavano di poter resistere all'offensiva tedesca. Sembrava che la trama della Guerra franco-prussiana dovesse fedelmente ripetersi, ma Joffre persisteva nel credere fermamente alla vittoria finale. Alla fine i nervi saldi che il comandante francese dimostrò di fronte al disastro imminente salvarono la causa alleata. Metodicamente Joffre si dedicò all'erculeo sforzo di dislocare le sue forze a nord per contenere l'offensiva tedesca e difendere Parigi, nel contempo lavoro duramente per bloccare il ripiegamento delle forze anglo-francesi.
Mentre Joffre si dedicava con fredda calma a rimediare ai suoi sbagli iniziali, Moltke diventava sempre più timoroso. Commise, infatti, diversi gravi errori che contribuirono a cancellare ogni possibilità di una rapida vittoria tedesca. Nell'intento di dare sollievo ai loro alleati belgi, gli inglesi avevano sbarcato ad Anversa un piccolo contingente di truppe. Malgrado quelle unità costituissero una minaccia di entità trascurabile, Moltke decise di distaccare una parte delle sue forze dal fianco destro per attaccare la città. Peggio ancora, Moltke reagì esageratamente agli eventi che si stavano verificando sul fronte orientale. Malgrado il Piano Schlieffen ammonisse chiaramente che ogni iniziativa dell'esercito russo avrebbe dovuto essere ignorata fino al completamento della sua mobilitazione, Moltke fu molto allarmato dalla penetrazione dei russi nel territorio della Prussia orientale.

Temendo le conseguenze che sarebbero potute derivare dal cedere tanta parte del territorio tedesco ai russi, Moltke distaccò due Corpi d'armata dal fianco destro dell'offensiva occidentale e li inviò a rinforzo delle forze che stavano combattendo a est. Così, mentre le truppe alleate assegnate al settore più critico del Fronte occidentale stavano aumentando, quelle tedesche continuavano a calare. A questo punto Moltke aveva letteralmente annientato i delicati equilibri del Piano Schlieffen e l'iniziativa cominciò a passare in mano francese. Ironia della sorte, quando le battaglie a est vennero vinte e quelle a ovest perse, i due Corpi d'armata che Moltke aveva inviato contro i russi erano ancora in fase di trasferimento.
La Germania attacca a ovest
UN CONVOGLIO DI CARRIAGGI TEDESCHI CARICHI DI RIFORNIMENTI DIRETTI AL FRONTE ATTRAVERSA L'AISNE NEL TENTATIVO DI MANTENERE INTEGRA LA RETE LOGISTICA DEL PIANO SCHLIEFFEN.
Moltke distacco due Corpi d'armata dal fianco destro dell'offensiva occidentale e li inviò a rinforzo delle forze a est temendo le conseguenze che sarebbero potute derivare dal cedere parte del territorio tedesco all'offensiva dei russi.
La Germania attacca a ovest
LA FANTERIA BRITANNICA RIPRESA DURANTE LA LUNGA RITIRATA SEGUITA ALLA BATTAGLIA DI MONS.
ASPRE AZIONI DI RETROGUARDIA TENNERO A BADA I TEDESCHI CHE LA INCALZAVANO.
INVERSIONE DI TENDENZA
A nord l'avanzata germanica continuò e portò al quasi totale annientamento del corpo di spedizione britannico. Durante la ritirata Joffre fu costretto a dividere le sue forze per evitare di far loro attraversare una grande foresta. Il Secondo Corpo d'armata britannico del generale Smith-Dorrien piegò a nord, verso Le Cateau, e si trovò di nuovo sulla strada dell'esercito tedesco. Il 26 agosto elementi delle forze di von Kluck investirono il Secondo corpo a Le Cateau e la situazione degli inglesi si fece disperata. Solo una valorosa resistenza e una precipitosa ritirata, coperta da una retroguardia estremamente determinata, salvarono il Secondo Corpo d'armata completa distruzione Sembrava ormai che la distruzione del corpo di spedizione britannico fosse solo questione di tempo e che l'offensiva tedesca dovesse riuscire a prendere Parigi. Agli alleati stava andando tutto storto.

Non appena i tedeschi superarono Le Cateau, Joffre ridispose verso nord le sue forze per tentare di parare la minaccia. Nel far ciò i francesi costituirono a nord due nuove armate, la Sesta e la Nona, rispettivamente al comando del generale Maunoury e del generale Foch. Inoltre i francesi si impegnarono a fondo per formare un presidio a difesa di Parigi, che venne affidato a Gallieni. La determinazione e la rapidità della reazione di Joffre si erano alleate alla disastrosa conduzione delle operazioni di Moltke e il risultato fu che l'equilibrio di forze nel settore settentrionale iniziò a mutare. All'approssimarsi di settembre, gli alleati avevano schierato a nord quarantuno divisioni, cui se ne opponevano sole venticinque tedesche. A questo punto l'iniziativa era inesorabilmente passata in mano degli alleati, cui si offriva l'opportunità di smussare la possente offensiva tedesca proprio mentre si stava avvicinando alle porte di Parigi e, forse, alla vittoria finale.
La Germania attacca a ovest
IL GENERALE JOFFRE, MENTRE ISPEZIONA UN REPARTO FRANCESE. EGLI COMMISE UN GRAVE ERRORE SEGUENDO CIECAMENTE E PER TROPPO TEMPO IL PIANO 17. TUTTAVIA, FIDUCIA NELLA VITTORIA E NERVI SALDI GLI PERMISERO DI RADDRIZZARE LA SITUAZIONE E DI VINCERE LA BATTAGLIA DELLA MARNA.
La Germania attacca a ovest
I FAMOSI TAXI DELLA MARNA" CHE TRASPORTANO SEIMILA SOLDATI FRANCESI VERSO IL FRONTE DETERMINANDO IL RIPIEGAMENTO TEDESCO.
LA PRIMA BATTAGLIA DELLA MARNA
il 31 agosto i tedeschi presero la fatale decisione che avrebbe cambiato il corso della Kluck e von Bülow decisero che, invece di prendere Parigi per accerchiamento le forze tedesche avrebbero puntato direttamente sulla città; ciò con il duplice obbiettivo di incalzare da presso la ritirata alleata e di accorciare la tratta che le loro armate, ormai stanche e a corto di rifornimenti, avrebbero dovuto coprire. In questo modo i tedeschi avrebbero scoperto un fianco e Joffre avrebbe avuto l'opportunità di lanciare le sue ricostituite forze al contrattacco. Il piano d'azione francese era semplice. Maunoury avrebbe attaccato il fianco di von Kluck con la sua nuova armata. Joffre sperava cosi che von Kluck, vedendo minacciato e sapendo vulnerabile il suo fianco, avrebbe rivolto il fronte della sua armata contro l'attacco di Maunoury. Questa manovra avrebbe creato un ampio varco tra l'armata di von Kluck e quella di von Bülow. Il corpo di spedizione britannico avrebbe poi dovuto incunearsi proprio in questo varco minacciando di accerchiare e quindi annientare le forze di von Kluck. Malgrado all'inizio gli inglesi si mostrassero piuttosto riluttanti ad accettare uno schema offensivo tanto audace e rischioso, il contrattacco alleato scatto il 6 settembre, dando inizio alla prima Battaglia della Marna.
Come gli alleati si aspettavano, von Kluck reagi all'animoso attacco di Maunoury spostando truppe dal suo fianco sinistro per parare la minaccia, creando così una vulnerabile breccia nel Fronte tedesco. La BEF, per la verità all'inizio in modo un po' titubante, avanzò nel vuoto creatosi tra le unità di von Klucke von Bülow minacciando l'intero dispositivo tedesco. Tuttavia l'offensiva alleata dovette affrontare un problema. Infatti le truppe di von Kluck si batterono con tale accanimento da minacciare, a un certo punto, di ricacciare verso Parigi l'attacco francese; questo avrebbe messo in guai seri il corpo di spedizione inglese, che si sarebbe trovato isolato tra due soverchianti schieramenti tedeschi e a rischio di annientamento. Il 7 e l'8 settembre l'esito della prima Battaglia della Marna era ancora incerto.

Poi Gallieni decise di intervenire. Resosi conto che la situazione era ormai giunta nella sua fase cruciale inviò seimila uomini a rinforzo di Maunoury, in quel momento soggetto a una pesante pressione. Le truppe fresche di Gallieni si precipitarono al Fronte a bordo di circa seicento taxi e autobus, i famosi "Taxi della Marna". I rinforzi arrivarono proprio al momento giusto, mettendo Maunoury in condizioni di resistere sulle sue posizioni e, poi, di minacciare di ripagare i tedeschi con la stessa moneta. La situazione dei tedeschi stava rapidamente diventando disperata. Moltke si trovava lontano dal Fronte, nel suo quartier generale lussemburghese, ed era preda di una crescente inquietudine: non aveva idee precise su quello che stava accadendo, né di quello che poteva fare per riprendere la situazione in mano. In preda alla tensione inviò al Fronte Richard Hentsch, un semplice colonnello, incaricandolo di rendersi conto dell'evolversi degli eventi e tentare di riprenderne il controllo. Era una missione quasi impossibile, nondimeno Hentsch si sforzo di svolgerla al meglio e incontrò sia von Bülow che von Kluck scoprendo all'occasione che solo il secondo aveva ancora fiducia che la Battaglia della Marna potesse essere vinta. La discussione fu franca e, alla fine, il 9 settembre, il colonnello Hentsch prese la più importante decisione della sua vita ordinando il ripiegamento alle armate tedesche. La Battaglia della Marna era finita. Il Piano Schlieffen aveva fallito i suoi obbiettivi, in parte a causa dell'inertitudine dimostrata da Moltke e, in parte, per la mano ferma di Joffre. Molti storici affermano che il piano tedesco era in realtà condannato fin dall'inizio, ma è vero che Moltke contribuì al risultato finale continuando ostinatamente a indebolire il suo fianco destro.

Questa inosservanza gli costò la carica di comandante in capo. Il grande sforzo fatto per sconfiggere la Francia in sei settimane era andato a vuoto e la Germania si trovava ora a combattere una guerra d'attrito su due fronti per la quale era mal preparata. A stretto rigore di termini la Battaglia della Marna non fu la classica battaglia decisiva, visto che i tedeschi non ne uscirono del tutto sconfitti, né furono ricacciati fuori del suolo francese. Tuttavia, essa fu una delle battaglie più determinanti della storia, in quanto impedì la vittoria tedesca e costrinse la Germania a combattere una guerra che non avrebbe mai potuto vincere, una guerra che ben presto si sarebbe trasformata in un gigantesco, continuo assedio il cui Fronte avrebbe compreso l'intera estensione del territorio francese, da nord a sud.

Il 31 agosto i tedeschi presero la fatale decisione che avrebbe cambiato il corso della Prima Guerra Mondiale. Nell'intento di incalzare gli alleati - che ritenevano ormai battuti - von Kluck e von Bülow decisero che, invece di prendere Parigi per accerchiamento, le forze tedesche avrebbero puntato direttamente sulla città.
La Germania attacca a ovest
LA ROYAL HORSE ARTILLERY BRITANNICA AVANZA DURANTE LA BATTAGLIA DELLA MARNA, PENETRANDO NEL VARCO CREATOSI TRA LE ARMATE DI VON KLUCK E VON BÜLOW.
La Germania attacca a ovest
DOPO LA BATTAGLIA DELLA MARNA, TRUPPE TEDESCHE PRESIDIANO IMPROVISATE OPERE DIFENSIVE SULL'AISNE CHE PREFIGURANO I GIGANTESCHI APPRESTAMENTI DIFENSIVI A VENIRE.
La Battaglia della Marna fu tra le più importanti della storia. Impedì la vittoria tedesca e costrinse la Germania a combattere una guerra che non avrebbe mai potuto vincere e che si sarebbe trasformata in un gigantesco, continuo assedio il cui Fronte avrebbe attraversato l'intera Francia.
LA CORSA AL MARE
Dopo il crollo del Piano Schlieffen, il kaiser rimosse dal suo incarico l'inadeguato capo notò subito - al pari di Joffre - che a nord delle forze che in quel momento si fronteggiavano restava ancora un'area scoperta e quindi un'opportunità di vittoria. Mentre le forze tedesche dislocate nell'area di Parigi venivano costrette a indietreggiare fino al fiume Aisne, Falkenhayn prese rapidamente a prelevare truppe dall'Alsazia-Lorena con le quali aggirare a nord il Fronte alleato. Da parte sua, Joffre tentò di sfruttare il vantaggio che si era conquistato e sferrò un'offensiva contro le ancora precarie posizioni tedesche sull'Aisne. Il 14 novembre forze francesi attaccarono i reparti tedeschi attestati sulla cresta dello Chemin des Dames. I tedeschi avevano avuto ben poco tempo per preparare le loro difese ma, nonostante ciò, furono in grado di sviluppare un tremendo fuoco sugli attaccanti riuscendo così a respingere l'assalto. Per il Fronte occidentale la Battaglia dell'Aisne fu il primo esempio di guerra di trincea, vera e propria anticipazione degli eventi futuri.

La Germania attacca a ovest
TRUPPE BRITANNICHE ASPETTANO UN ASSALTO TEDESCO DURANTE LA "CORSA AL MARE". NELLA PRIMA BATTAGLIA DI YPRES LA BEF SI TROVÓ NUOVAMENTE A SOSTENERE DA SOLA L'URTO DELL'OFFENSIVA TEDESCA.
Dopo questo fiasco anche gli alleati si affrettarono a trasferire truppe a settentrione. Cosi, da entrambe le parti, i rinforzi si mossero verso nord più o meno con la stessa velocità. A questa fase della guerra ci si riferisce spesso parlando della cosiddetta "Corsa al Mare". In questo periodo, malgrado si verificassero alcune aspre battaglie d'incontro, nessuno dei contendenti riuscì ad aggirare il fianco dell'avversario e a guadagnare un reale vantaggio strategico. Tuttavia i tedeschi si impossessarono di alcuni importanti porti sulla Manica, tra cui Anversa e Zeebrugge.
Dopo questi relativi successi Falkenhayn ritenne di intravedere un'interessante opportunità nell'area della città belga di Ypres, ove il malconcio ed esausto Corpo di spedizione britannico presidiava debolmente un settore del fronte alleato. Falkenhayn progetto di ammassare truppe in quel settore, sfondare le linee inglesi e puntare sulla costa; riuscendo cosi, forse, a estromettere dal conflitto la BEF. Il 31 ottobre, dopo alcuni attacchi esplorativi abbastanza inconcludenti, Falkenhayn scatenò tutto il peso della sua offensiva.
Il corpo di spedizione inglese, però, fu di nuovo fortunato. Ancora una volta gli inglesi si trovarono in grave inferiorità numerica e a un passo dall'annientamento. Circa sette divisioni tedesche si scagliarono sui decimati effettivi delle tre divisioni del Primo Corpo d'armata inglese del generale Douglas Haig. Ondate umane di inesperte, ma estremamente motivate, reclute tedesche andarono all'assalto una dopo l'altra. Le perdite tedesche furono terribili ma la grande ondata grigia continuò ad avanzare. Le linee britanniche vacillarono e minacciarono di cedere sotto la tremenda pressione dell'assalto ma la disciplina e l'accuratezza del fuoco del corpo di spedizione gli valsero la salvezza. Alla fine, Haig fu costretto a spedire anche cuochi e scritturali a difendere la sua pericolante prima linea. Contro ogni probabilita il malconcio corpo di spedizione tenne duro e ricaccio l'assalto tedesco. L'11 novembre le forze di Falkenhayn fecero un ultimo tentativo in direzione di Ypres sferrando un feroce attacco. Ancora una volta la BEF vacillo sull'orlo dell'abisso prima di riuscire a respingere l'assalto.

La germania attacca a ovest
YPRES, LA CITTÀ BELGA DEVASTATA, TEATRO DI COMBATTIMENTI DISPERATI DURANTE LA GRANDE GUERRA.
Come già per la Battaglia dell'Aisne, la prima Battaglia di Ypres dimostrò che reparti ben trincerati, anche se inferiori di numero, potevano avvalersi della potenza di fuoco di mitragliatrici e artiglieria per decimare gli attaccanti. Con il peggioramento delle condizioni meteorologiche e l'arrivo dell'inverno, le operazioni sul Fronte occidentale si arenarono. Alleati e tedeschi si attestarono sulle rispettive posizioni, creando un sistema di trincee che correva dal Canale della Manica, a nord, giù a sud fino alla Svizzera. Il Fronte occidentale non avrebbe più visto un fianco scoperto. La guerra di manovra era finita, lasciava il campo alla guerra d'attrito. A occidente i tedeschi colsero indubbiamente i loro maggiori successi nel 1914. Le truppe tedesche erano penetrate profondamente in territorio francese e controllavano quasi tutto il Belgio, ma gli alleati avevano superato la prova. Gli Imperi centrali dovevano ormai affrontare lo spettro di una lunga guerra d'attrito contro un'alleanza superiore per numero e potenza economica. Il futuro aveva quindi tinte piuttosto fosche, mentre il costo delle vittorie del 1914 lasciava sgomenti: sul Fronte occidentale i tedeschi avevano avuto circa 120 mila morti, contro 65 mila francesi. Era stato tuttavia il corpo di spedizione inglese a subire il destino peggiore. Pur contando solo settantamila effettivi allo scoppio delle ostilità, la BEF aveva subito circa 55 mila perdite. In pratica l'originario Corpo di spedizione britannico, quello che il kaiser aveva definito “spregevole esercitucolo", era stato distrutto, ma si era comportato in modo ammirevole. Per tre volte aveva sopportato tutto il peso dell'offensiva tedesca e per tre volte, malgrado tutto, aveva valorosamente resistito. Erano dunque state proprio le gesta del corpo di spedizione britannico a far pendere la bilancia della guerra in favore degli alleati.


LA TREGUA DI NATALE
Con l'approssimarsi del Natale, il tempo sul settore britannico del Fronte occidentale si fece terso e freddo. Stipati nei loro ricoveri i combattenti di entrambe le parti si preparavano al loro primo Natale in trincea. Nella tarda serata del 24 dicembre nelle trincee tedesche cominciarono a comparire alberi di Natale illuminati. Da entrambi i lati alcuni presero a intonare inni natalizi e restarono di sasso nel sentire che il nemico, trincerato a pochi metri di distanza, si univa a quei canti cosi familiari. All'alba nessuno riprese a sparare e sul Fronte aleggio una quiete innaturale. Poi qualcuno inizio a uscire dalle trincee agitando una bandiera bianca e cominciò ad avanzare timidamente verso le trincee del nemico attraverso la terra di nessuno. Su tutto il Fronte vi fu un'esplosione di fraternità tra uomini che fino a poche ore prima avevano disperatamente tentato di uccidersi a vicenda. Tedeschi e inglesi si strinsero la mano, si scambiarono doni, cantarono in coro, giocarono a calcio, scattarono foto e seppellirono i morti. Un soldato britannico ricorda così quell'esperienza: Un sottufficiale tedesco decorato con la Croce di Ferro... fece partire un coro di suoi compagni intonando una certa marcetta Quando finirono io intonai “The Boys of Bonnie Scotland, where the heather and the bluebells grow” e andammo avanti così per un pezzo, cantando di tutto, da "Good King Wenceslas" giù fino alle solite canzoni da caserma Finimmo con "Auld Lang Syne e tutti quanti inglesi scozzesi, irlandesi prussiani, bavaresi e così via si unirono al coro. Fu assolutamente stupefacente, se l'avessi visto in un filmato avrei giurato che non poteva essere vero. In alcuni settori del Fronte la tregua di Natale non ci fu, ma in altri duro fino a tre giorni, finendo so lo quando gli stupefatti ufficiali ordinarono ai loro uomini di riprendere le ostilità. Tuttavia, in molti casi la guerra riprese solo dopo che gli avversari si furono scambiati avvisi e scuse. In seguito la tregua di Natale non persistette e, con il rapido crescere della ferocia bellica, non venne più ripetuta. Per un breve attimo, pero, i semplici soldati delle trincee avevano gettato un ponte sull'abisso dell'odio e si erano riconosciuti come uomini.

              

la prima guerra mondiale
la prima guerra mondiale
TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE
CONDIVIDI

Commenta
0
recensioni
INSERISCI IL TUO ARTICOLO
inserisci i tuoi articoli su modellismo statico auto e moto
SEGUICI ANCHE SU INSTAGRAM
Torna ai contenuti