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Storia
Il disastro austriaco
Versione Italiana   -   22.06.2022
Il disastro austriaco
 
L'esercito austro-ungarico entra in azione attaccando la Serbia, ma quella che doveva essere una guerra lampo si trasforma in una umiliante disfatta. Intanto la Guerra diventa sempre più barbara coinvolgendo anche le popolazioni inermi, come testimonia questa tragica immagine che ritrae civili serbi impiccati per "disobbedienza".



L'ATTACCO ALLA SERBIA
Allo scoppio delle ostilità, invece di onorare gli impegni presi con Moltke, von Hotzendorf decise di mettere in pratica la sua offensiva contro la "minaccia In effetti gli austriaci loro portamento non avrebbe violato le aspettative tedesche. Hotzendorf era certo di chiudere la partita con la Serbia in modo rapido e deciso e di avere tutto il tempo per la concordata offensiva contro la Russia. Anzi, al fine di accelerare al massimo l'operazione, gli austriaci inviarono la loro Seconda Armata, in precedenza destinata al ruolo di riserva strategica, a raggiungere le altre due armate già schierate sui confini serbi. Era opinione comune che una forza di tale entità - rappresentava quasi la metà dell'intero potenziale bellico austriaco - fosse più che sufficiente a piegare la piccola nazione balcanica. Le forze austriache destinate all'attacco vennero poste al comando del generale Potiorek, il potente governatore della Bosnia-Erzegovina. L'importanza della sua posizione era tale da consentirgli di operare in modo svincolato dalla supervisione di Hotzendorf ma, alla prova dei fatti, Potiorek, per quanto motivato dall'assassinio di Francesco Ferdinando, si rivelò un comandante quantomeno incompetente. In realtà, la Serbia era molto più solida di quanto gli austriaci non pensassero. Una volta completata la mobilitazione generale, il suo esercito contava circa 450 mila uomini agli ordini del brillante generale Radomir Putnik. Inoltre, le forze militari serbe, reduci delle recenti guerre balcaniche, erano avvezze al combattimento e nella difesa della loro patria, potevano far conto sulla natura montuosa del territorio.



IL GENERALE SERBO RADOMIR PUTNIK PASSA IN RASSEGNA LE TRUPPE DURANTE L'INVASIONE AUSTRIACA NEL 1914. LE DOTI DI COMANDO DI PUTNIK FRUSTRARONO I TENTATIVI DI CONQUISTA DEL SUO PAESE MESSI IN ATTO DALL'AUSTRIA.

L'attacco austriaco scattò il 12 agosto e i serbi vennero spinti fino al fiume Jadar. Tutto sembrava andare nel migliore dei modi e gli austriaci continuavano a credere che la loro guerra nei Balcani sarebbe stata breve. Putnik, invece, il 16 agosto, sferrò un contrattacco di sorpresa che ricacciò nuovamente gli austriaci oltre i loro confini. A complicare ulteriormente le cose, i serbi non si fermarono alla frontiera, ma arrischiarono una penetrazione di breve durata all'interno dello stesso territorio austriaco. Dopo di che la situazione si consolidò rapidamente; tuttavia, in ottobre, un altro tentativo austriaco di invadere la Serbia terminò con un nuovo fallimento e gravi perdite. Malgrado l'insuccesso dei suoi primi attacchi, Potiorek restava fiducioso. Dopo tutto, pensava, i serbi non avrebbero potuto resistere a lungo alla potenza austriaca; poteva bastare una sola spallata e l'intero edificio serbo sarebbe crollato in macerie. In novembre, l'esercito austriaco scatenò la sua più grande operazione contro la Serbia, un'offensiva che do veva annientare il nemico e salvare la reputazione di Potiorek.

Malgrado l'insuccesso dei suoi primi attacchi, Potiorek era ancora sicuro di sé. I serbi non avrebbero potuto resistere a lungo alla potenza austriaca. Ancora una spinta e l'intero edificio serbo sarebbe crollato in macerie.
L'AUSTRIA IN DIFFICOLTÀ
Nei Balcani, la regione ove era iniziata la guerra, gli austriaci ottennero scarsi successi contro il pur inferiore esercito serbo e furono costretti ben due volte a ripiegare sui confini originari. Anche l’attacco austriaco contro la Russia non ebbe miglior fortuna e le forze russe si comportarono meglio contro le inefficienti forze armate austriache guadagnando consistenti estensioni di terreno in Galizia e costringendo i tedeschi a inviare truppe in soccorso del loro vacillante Aversario. Anche se le operazioni del 1914 non portarono vittorie decisive, il conflitto a est non degenerò in una guerra di trincea. Questo avrebbe reso il Fronte orientale l'unico grande teatro operativo dove le nazioni belligeranti, nel 1915, potessero sperare in una decisiva guerra di movimento. Le gravi perdite subite dalle armate austriache resero definitivamente dipendente l'Impero austro-ungarico dall'aiuto militare tedesco.
il disastro austriaco
TRUPPE SERBE ACCAMPATE IN IMPROVVISATE TRINCEE, NEL 1914, IN UNA DELLE FASI PIÙ INTENSE DELLA LORO LOTTA CONTRO L'AUSTRIA.
Gli inizi furono promettenti, con una vittoria austriaca nei pressi del fiume Kolubara. Sottoposti a una pressione insopportabile, i serbi decisero di rifugiarsi nell'interno montuoso del loro Paese; di conseguenza Belgrado - capitale serba - cadde il 2 dicembre. Malgrado tutto, Putnik scorse una possibilità di strappare la vittoria nonostante la rovina imminente. Sapeva che su quel territorio montuoso le forze austriache avrebbero incontrato grandi difficoltà nel ricevere i rifornimenti. Infatti, con l'arrivo dell'inverno, il tempo si fece molto freddo e per i soldati austriaci iniziarono penose sofferenze. Disponevano solo di vestiario estivo e, come se non bastasse, le pessime condizioni delle strade serbe impedivano i rifornimenti di cibo e munizioni alle unità di prima linea.
Un soldato austriaco scrisse: «Questa zona è orribile, non abbiamo più scorte e i soldati meditano il suicidio». Putnik era riuscito ad attirare gli austriaci in una posizione eccessivamente sbilanciata in avanti e quindi vulnerabile; a questo punto, gettò le sue ultime riserve in un contrattacco che parti il 4 dicembre. Circa duecentomila serbi si avventarono sugli ottantamila demoralizzati soldati austriaci, costringendoli a ritirarsi di nuovo oltre confine.
Il 15 dicembre le trionfanti forze serbe riconquistarono Belgrado. Gli austriaci avevano preso una grossa batosta. La "minaccia serba" non era stata schiacciata e lo sconfitto Potiorek venne rimosso dal comando. L'Austria si era scoperta debole, incapace perfino di battere la piccola Serbia. L'aquila bicipite perdeva il suo posto tra le grandi potenze e diventava sempre più dipendente dalla Germania. La reale portata della sconfitta subita dall'Austria in Serbia sta nelle crude cifre di quella campagna. Potiorek aveva perso una buona metà delle forze al suo comando: c'erano stati ventottomila morti, centoventimila feriti e settantacinquemila austriaci erano caduti prigionieri. Anche i serbi avevano sofferto molto, lamentando ventiduemila morti, novantunmila feriti e diciannovemila prigionieri. La guerra era stata aspra ed entrambi i contendenti erano esausti. Nonostante tutto, restavano fermamente determinati a distruggere il nemico.

IN GUERRA CONTRO LA RUSSIA
Ancor prima della fallimentare conclusione campagna serba, le forze armate austriache subirono un rovescio anche peggiore, per mano russa, in Galizia. Quando finalmente von Hotzendorf realizzò che la Russia costituiva una minaccia che non si poteva ignorare, le forze austriache al suo comando misero in atto il Piano R.
Quest'ultimo prevedeva che quattro armate austriache penetrassero in Polonia allo scopo di interrompere le linee di comunicazione russe. Tale iniziativa doveva servire ad attenuare l'intensità dell'offensiva russa in Germania e, quindi, a far guadagnare il tempo necessario al buon esito del Piano Schlieffen. Tuttavia, furono le azioni dello stesso Hotzendorf a indebolire l'imminente offensiva. Infatti, i piani stilati prima della guerra prevedevano che la Seconda Armata prendesse parte all'invasione della Polonia ma, come abbiamo visto, questa grande unità era stata assegnata alla campagna serba. Le operazioni austriache sul Fronte orientale vennero perciò attuate su scala minore e ciò concesse ai russi una possibilità di vittoria.
Il 22 agosto tre armate austriache invasero la Polonia. I russi si aspettavano una mossa del genere e avevano pronte, in difesa, quattro armate al comando del generale Nicholas Ivanov. Sulle prime l'offensiva austriaca ebbe successo, cogliendo a Krasnik una vittoria che costrinse le armate russe a ripiegare su Lublino. Tuttavia fu una vittoria effimera. Le forze russe erano troppo superiori e le comunicazioni tra le sparpagliate unità austriache scadenti. Così accadde che, mentre una delle armate austriache continuava a premere verso Lublino, all'estremità meridionale dello schieramento austriaco i russi minacciarono di aggirare e annientare l'armata del generale von Brudermann.

il disastro austriaco
TRUPPE RUSSE, VESTITE CON UNIFORMI ETEROGENEE, PRESIDIANO LE TRINCEE PER RESISTERE ALL'OFFENSIVA AUSTRIACA, NEL 1914.
Con l'arrivo dell'inverno il tempo si fece molto freddo e per i soldati austriaci, che disponevano solo di vestiario estivo, iniziarono penose sofferenze. Un militare austriaco scrisse: «Questa zona è orribile, non abbiamo più scorte e i soldati meditano il suicidio»>.
L'ARTIGLIERIA NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
Nell'anteguerra alcune innovazioni tecniche, quali i sistemi per la riduzione del rinculo e i proiettili ad alto esplosivo, incrementarono esponenzialmente la letalità dell'artiglieria. Le grandi bocche da fuoco dell'artiglieria pesante erano in grado di sparare proiettili di più di 450 kg su gittate superiori ai sedici chilometri. I proiettili ad alto esplosivo e gli shrapnel-proiettili a schegge progettati per esplodere in aria- erano in grado di fare a pezzi qualsiasi esercito colto allo scoperto ben prima che questo riuscisse anche solo ad avvistare il suo nemico. Così, il micidiale fuoco di sbarramento dell'artiglieria diede un fondamentale contributo alla superiorità della difesa sull'offesa che caratterizzò tutta la Grande Guerra. Con il proseguire del conflitto, entrambi i contendenti si trovarono a far sempre più conto su grandi forze di artiglieria pesante per neutralizzare i complessi sistemi di trincee avversari. Un chiaro esempio di ciò viene dalla terza Battaglia di Ypres. La battaglia iniziò con un bombardamento d'artiglieria di ben diciannove giorni. Per trasportare al Fronte i quattro milioni e 200 mila proiettili sparati in quell'occasione - pari al lavoro di un anno di 55 mila operai delle fabbriche di munizioni - furono necessari ben 321 treni. Ancora oggi, ogni anno, i contadini belgi trovano in quell'area tonnellate di proiettili inesplosi. Tuttavia il prodigioso spreco di colpi d'artiglieria ebbe solo trascurabili effetti sulla natura statica assunta dal conflitto. Le difese si affidavano a ricoveri profondamente interrati e insensibili a tutto. Inoltre, nelle fasi iniziali del conflitto, il fuoco d'artiglieria era notoriamente poco preciso. Sparare da grande distanza su bersagli fuori del campo visivo richiedeva supporti di comunicazione e competenza tecnica ben superiori a quelle disponibili per buona parte della Guerra. Per quasi tutto il conflitto l'artiglieria, per quanto potente, non era in grado di colpire quello che non riusciva a vedere. I soldati posti a difesa delle loro strette trincee o rintanati nei loro ricoveri sotterranei, uscivano spesso molto scossi ma illesi dai bombardamenti. Fu necessario attendere il 1918 perché il progresso tecnologico desse all'artiglieria in funzione offensiva tutto il potenziale necessario per vincere una guerra.
il disastro austriaco
UN PEZZO DI ARTIGLIERIA CAMPALE INGLESE IN AZIONE
Quando von Hotzendorf fu informato del disastro incombente ne sottovalutò gravemente la reale natura e, mentre la Prima Armata austriaca al comando del generale von Dankl continuava a puntare su Lublino, ordinò alle altre due armate di ripiegare su Leopoli (l'attuale Lvov) e di attestarvisi saldamente. Tutta la manovra fece il gioco dei russi. L'Ottava Armata russa del generale Brusilov serrò sugli austriaci in ritirata minacciando di isolarli a Leopoli. Più a nord la continua avanzata di Dankl rese vulnerabili entrambi i suoi fianchi e, quindi, anche la sua unità si trovò in grave pericolo. A questo punto la situazione degli austriaci era gravissima. L'invasione della Russia era stata avventata e ora minacciava di sfociare in una grossa sconfitta per l'Impero austro-ungarico. Finalmente, anche Conrad riuscì ad afferrare la gravità della situazione. In questo venne aiutato dalle intercettazioni del traffico radio russo dalle quali risultava chiaramente che il nemico era sul punto di infliggere il colpo di grazia alle troppo sbilanciate armate austriache. Così von Hotzendorf ordinò alle sue forze di ripiegare su una linea di difesa che correva circa 225 chilometri a ovest di Leopoli. Insomma, l'invasione della Russia era stata respinta e i malconci resti delle armate austriache erano in piena rotta. Gli austriaci cedettero al nemico la maggior parte della Galizia, ritrovandosi oltretutto con le forze russe pericolosamente vicine a superare la barriera montuosa che ancora impediva loro di dilagare nelle pianure ungheresi. Inoltre i russi riuscirono a isolare 150 mila soldati austriaci nella fortezza di Przemysl che cinsero d'assedio. La nuova linea di difesa in Galizia tenne duro, ma l'Austria aveva subito una sconfitta catastrofica che le era costata 250 mila perdite più altri 100 mila uomini fatti prigionieri dai russi, praticamente quasi la metà dell'intero potenziale bellico orientale.
il disastro austriaco
TRUPPE RUSSE FESTEGGIANO LA LORO VITTORIA A LEOPOLI (OGGI LVOV).
LA BATTAGLIA CONTINUA CON L'AIUTO TEDESCO
Il crollo austriaco causò grande costernazione in Germania. Le relazioni tra i due alleati si fecero tese quando Von Hotzendorf avvertì, i tedeschi che, se questi non fossero intervenuti in suo aiuto, l'Austria avrebbe potuto anche ricercare una pace separata. Malgrado fossero severamente impegnati sul Fronte occidentale, i tedeschi non potevano permettere che l'alleato crollasse così presto e dovettero inviare truppe a sud in suo soccorso. Anche nel prosieguo della Guerra solo l'aiuto militare ed economico tedesco avrebbe permesso la sopravvivenza dell'Impero austro-ungarico.
Il continuo peggiorare della situazione fece dichiarare all'ambasciatore tedesco a Vienna: <Forti di un tale vantaggio numerico, pensarono Hindenburg e Ludendorff, di lì a poco i russi avrebbero certamente sferrato una grande offensiva. Implorarono quindi rinforzi per ristabilire la loro precaria situazione ma, a ovest, non c'erano forze disponibili. Sembrava proprio che non ci fosse altro da fare che sedersi e attendere l'inevitabile collasso del Fronte orientale. Hindenburg e Ludendorff, invece, decisero di sferrare un nuovo, audace attacco, optando per un altro esempio di quell'atteggiamento aggressivo che in patria avrebbe reso la coppia leggendaria. Ludendorff riteneva che la Nona Armata tedesca avrebbe potuto colpire i russi prima che questi fossero stati pronti, smontando preventivamente il loro attacco. Se tutto fosse andato bene, pensava, le armate tedesche avrebbero perfino potuto prendere Varsavia.
Così, il 28 settembre, le forze tedesco-austriache balzarono in avanti, cogliendo di sorpresa i russi.
Quando le linee russe si dissolsero rovinosamente i reparti tedeschi avanzarono con decisione e, il 9 ottobre, raggiunsero la Vistola a sud di Varsavia. Più a sud anche le unità austriache colsero un sorprendente successo arrivando a spezzare l'assedio che opprimeva gli stremati difensori di Przemysl. Tuttavia, la rapida avanzata rese la Nona Armata vulnerabile a un eventuale aggiramento da parte delle forze russe che, superiori per numero, stavano riorganizzandosi. C'erano i presupposti di un possibile disastro e, per sventarlo, Ludendorff ordinò il ripiegamento. Alla fine di ottobre, la Nona Armata era nuovamente attestata sulle posizioni di partenza. Sempre grazie all'intercettazione dei messaggi radio che i russi continuavano a trasmettere in chiaro, i tedeschi appresero inoltre che il nemico meditava di sfruttare senza indugi il successo invadendo la regione tedesca della Slesia.
Di nuovo, Hindenburg e Ludendorff decisero di sferrare un attacco preventivo destinato a sventare qualsiasi progetto di penetrazione sul suolo tedesco. Grazie alle efficienti ferrovie tedesche, Ludendorff trasferì a nord un adeguato nucleo di truppe e piombò di sorpresa alle spalle dei russi. Ancora una volta le forze tedesche riuscirono a raggiungere la Vistola prima che i russi fossero in grado di riorganizzare i ranghi e di minacciare l'accerchiamento dell'isolata armata tedesca. Di nuovo, non appena i russi furono in grado di impiegare appieno la loro forza, i tedeschi si ritirarono sulle loro posizioni originali.
Questa volta però ripiegarono anche le forze austriache disposte a sud, abbandonando Przemysl al suo destino. Il presidio della fortezza sarebbe riuscito a resistere per altri quattro mesi. L'inverno calò sul Fronte orientale, congelandolo tutto fino al 1915. Gli arditi attacchi di Hindenburg e Ludendorff non avevano fruttato grandi vittorie, tuttavia avevano ottenuto di tenere occupate le armate russe e di prevenire un’invasione che avrebbe probabilmente avuto conseguenze disastrose.
il disastro austriaco
TRUPPE AUSTRIACHE E TEDESCHE MARCIANO ASSIEME CONTRO I RUSSI. LA LORO AZIONE CONGIUNTA AVREBBE MESSO IN GINOCCHIO LA RUSSIA.
Il continuo peggiorare della situazione fece dichiarare all'ambasciatore tedesco a Vienna: «Dio salvi la mia povera patria dall'imbarcarsi ancora in una guerra con l'Austria come alleata!». Gli austriaci invece guardarono sempre con sospetto l'aiuto e gli obiettivi dei tedeschi.
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IN UN IMPROVVISATO OSPEDALE A SUVALKI, NEL FRONTE ORIENTALE, UN PRETE ORTODOSSO IMPARTISCE LA BENEDIZIONE A UNA PICCOLA PARTE DELLA MOLTITUDINE DI FERITI RUSSI.
Quindi, per i tedeschi, il 1914 aveva portato sul Fronte orientale qualcosa di molto simile a un'inaspettata vittoria. Pur inferiori di numero, le forze tedesche avevano frustrato tutti i tentativi russi di invasione. D'altro canto le battaglie del 1914 erano risultate quasi fatali all'Austria. La Serbia non era stata sconfitta, la Galizia era persa, quasi la metà dell'esercito austriaco era stata annientata e la sopravvivenza del Paese ormai dipendeva dall'aiuto della Germania.
Per lo zar il bilancio bellico, nel 1914, era costituito da voci contrastanti. Le operazioni in Prussia orientale erano state un disastro, ma in Galizia i russi avevano vinto. D'altra parte, nei mesi che avevano inaugurato la Prima Guerra Mondiale, la Russia aveva subito dei colpi poco visibili ma devastanti. Le perdite erano state terrificanti, oltre un milione e mezzo di uomini. Malgrado la mobilitazione fosse ancora in grado di riportare il totale degli effettivi dell'esercito russo a più di cinque milioni, molti dei suoi migliori soldati erano caduti.
Già alla fine dell'anno tutte le speranze di una rapida vittoria erano svanite e la Russia si trovava a dover affrontare una lunga guerra di logoramento per la quale non era preparata. Lo sforzo imposto dal conflitto al sistema economico russo sarebbe presto diventato quasi insopportabile. Infine, le operazioni russe avevano sortito un effetto indesiderato e fatale: la minaccia che pendeva sul Fronte orientale aveva attirato l'attenzione dei comandi militari tedeschi. Nel 1915 la Germania non avrebbe più cercato la vittoria a ovest, ma a est.
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ARTIGLIERIA TEDESCA IN AZIONE SUL FRONTE ORIENTALE. I TEDESCHI SI DIMOSTRARONO IN GRADO DI CONCENTRARE SUI CAMPI DI BATTAGLIA MOLTA PIÙ ARTIGLIERIA DEI RUSSI, CONQUISTANDOSI COSÌ UN VANTAGGIO SIGNIFICATIVO.
I comandanti tedeschi implorarono rinforzi per stabilizzare la situazione, ma a ovest non c'erano forze disponibili. Sembrava che non ci fosse altro da fare che sedersi e attendere l'inevitabile collasso del Fronte orientale.
LA GUERRA EI MUTAMENTI MONDIALI
Il mondo, nel 1919, era molto diverso da quello che era entrato in Guerra quasi cinque anni prima. I mutamenti indotti dalle ostilità resero quasi irriconoscibile il panorama mondiale e, soprattutto, l'Europa. La civiltà, tutto sommato stabile, che si era instaurata fin dalla fine del Medio Evo giunse a un rapido, violento epilogo. Nazioni che avevano retto alle scosse di quasi un millennio di rivolgimenti cessarono semplicemente di esistere. Dinastie che per secoli avevano governato i destini d'Europa finirono nel nulla. Sistemi politici che avevano resistito a rivoluzioni e conflitti crollarono e vennero sostituiti da nuovi regimi che, crescendo, avrebbero condotto l'Europa a un'altra drammatica esplosione di ostilità. La potenza economica che aveva costituito la base per il dominio mondiale europeo si sbriciolò aprendo una nuova era dominata da superpotenze globali. Molti tabù che avevano caratterizzato le società civili dell'Europa scomparvero di fronte alle nefande conseguenze morali che la guerra impose. Perfino le espressioni artistiche, dalla poesia alla pittura, furono costrette a evolversi per riflettere la natura della guerra e dell'intera umanità. La Prima Guerra Mondiale distrusse il più intimo tessuto sociale dell'Europa moderna, catapultando la società lontano da secoli di stabilità politica e culturale. Il mondo non sarebbe mai più stato lo stesso.


              

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